Amaro Ghimpen Mat
Distilleria Paolazzi

Descrizione

Descrizione

Antico liquore prodotto su ricetta del trisavolo Tommaso Tomasi detto “Ghimpen Mat”, mago e botanico vissuto tra il 1828 e il 1898.

STORIA DEL GHIMPEN MAT
Bello come un Adone, due occhi penetranti, pulito, ordinato, estremamente gentile, aspetto mascolino, un portamento troppo fine per quei luoghi e quei tempi, tanto che qualcuno osava attribuirgli tendenze omosessuali… naturalmente chi non lo conosceva… raccontava la zia Beppina, frottole e invidia, perché amava mescolarsi con le ragazze molto giovani, per le quali nutriva particolare simpatia, oltre che destare sensualità ed attrazione, che lo portavano spesso al centro delle loro attenzioni. Di carattere molto allegro e mattacchione… diceva la zia Gegia dei Moneghi, estremamente generoso, sempre pronto a tirar su il morale a chi fosse depresso. Guariva senza compenso chiunque avesse bisogno delle sue cure, aveva studiato botanica, erboristeria e studiava chimica, ogni tanto combinava dei guai con i suoi esperimenti; una volta per lo scoppio di un rudimentale alambicco, raccontava la bisnonna, incendiò il granaio, salvato solo per il tempestivo intervento di suo padre che lo punì severamente, come si usava a quei tempi in cui il patriarcato aveva dei valori veri. L’ultima marachella, giudicata dal padre, imperdonabile, la combinò intorno ai  30 anni. Non avendo potuto continuare gli studi, perché di famiglia povera, collaborava tagliando legna, lavorava i campi, faceva tutto quello che gli permettesse di vivere e comprarsi qualche libro per studiare.
Era spesso circondato da belle ragazze,  ma non si è mai sposato. Diceva che lui le amava tutte ed il matrimonio gli avrebbe fatto perdere quella libertà che lui amava tanto. Per questo era molto criticato e invidiato, soprattutto da coloro che non potevano permettersi le stesse avventure galanti.
Intorno ai 30 anni, appunto,fu trovato in flagrante in un fienile con una minorenne, tra l’altro parente di 3° grado, al che suo padre, uomo tutto d’un pezzo e di disciplina ferrea, pare gli avesse detto: “SET MAT NAR CON’NA MATELOTA??? VERGOGNOS!!! VOI VEDER CON CHE CORAGIO TE VEGNI A CASA..!!
Egli tornò a casa, ma solo per prendere le sue poche cose personali e andò a vivere in uno di quei tanti  masi in montagna dove impostò la sua vita dedicandosi esclusivamente alla ricerca di erbe , e simili, per preparare i suoi medicamenti e intrugli  per cui gli fu conferito il soprannome di “GHIMPEN MAT” (Ghimpen è soprannome di famiglia Mat per via della marachella) .
Da allora chi avesse avuto bisogno di medicamenti per distorsioni, artriti e dolori vari e sapesse dove trovarlo, si prestava gratuitamente, vivendo unicamente con gli oboli volontari, nonché  di caccia e di tutto quel che la natura e la brava gente gli donava.
Un martedì di settembre del 1973,  mi venne voglia di far visita alla zia Bepina, stava sulla panca della legna accanto alla stufa leggeva le barzellette della “domenica del corriere” mi accolse con il suo solito calore ed affetto, ma con un espressione misteriosa, sembrava quasi che mi aspettasse, per svelarmi qualcosa di segreto. Mi offri il Barolo Chinato, quello buono della zia Oliva, e dopo aver appreso che in famiglia stavamo tutti bene e che la trattoria stava prendendo piede,il suo sguardo si illuminò, con aria sempre misteriosa, tenendolo fra le mani come fosse una reliquia, mi porse un vaso di vetro, chiuso con un disco di sughero e foglie di granoturco, sigillato con cera d’api, nella cui trasparenza apparvero delle erbe ed uno strano pezzo di carta arrotolato a mò di pergamena. Tieni mi disse, è l’unica eredità lasciata dal tuo trisavolo Ghimpen Mat, un giorno forse ti racconterò come è finito in mano mia. Dovrebbe contenere la ricetta di un amaro miracoloso che lui faceva, e che nessuno di noi, io compresa, sia per superstizione o per mancanza di mezzi abbiamo mai fatto. Lo consegno a te, però promettimi che darai lustro al tuo trisavolo, io sono troppo vecchia per farlo … e cosi cominciò a parlarmi di lui, citando ogni volta qualcosa di nuovo, che sempre doveva rimanere segreto, e si esprimeva con tale venerazione, che ho avuto la netta sensazione che per le donne di allora egli fosse un idolo proibito.
Portai a casa l’oggetto misterioso e lo misi in un armadio,  ed ogni volta che lo vedevo, mi affioravano alla mente i racconti della zia e la promessa fattale. Finalmente dopo qualche anno, decisi di aprire il vaso. Le erbe al contatto con l’aria si trasformarono in un mucchietto di polvere e gli steli sembravano degli scheletri scarnati. Un profumo intenso giunse alle narici…  ne estrassi il papiro e lo scrutai attentamente: su una facciata era la mappa con dei segni strani, dall’altra una specie di poesia dialettale  con dei nomi di erbe e radici… la ricetta dell’amaro.
Trovata la persona esperta, fatte le prove , ecco finalmente dopo quasi un secolo l’amaro del Ghimpen Mat mago e botanico vissuto tra il 1828 e il 1898 sull’Altopiano di Piné , per questo oltre che per tener fede alla promessa fatta, ho deciso di chiamarlo GHIMPEN MAT L’AMARO di PINE’ nella speranza che il trisavolo prenda presto il meritato lustro.
Firmato Gianfranco Tomasi conosciuto a Pinè come Franco ghimpenot.

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